Il teatro salverà il mondo.

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LA PRIMAVERA NON ESISTE

atto unico di e con Antonio Koch e Pier Xenofon Kotanidis

Due autori in una stanza, rinchiusi da non si sa quanto tempo, in una solitudine esistenziale,
ma nella costante ricerca artistica delle parole e delle situazioni per costruire il loro nuovo testo drammaturgico.
Siamo di fronte alle farneticazioni di due autori nel momento che porta alla scrittura drammaturgica,
alle loro nevrosi, alla loro ironia, ai loro giochi linguistici,
al loro essere costantemente alla ricerca di nuovi spunti, di nuove situazioni, di nuovi elementi drammaturgici.
Il loro eloquio procede per salti e impennate linguistiche.
Il pubblico assiste in diretta a una creazione drammaturgica nel suo farsi teatro.

La primavera è il simbolo della angoscia esistenziale dello scrivere,
un’angoscia che non trova pace se non nella scrittura,
anzi nemmeno nella scrittura,
perché quando si scrive non bisogna pensare a cosa scrivere,
perché tanto non si riesce mai a scrivere quello che si pensa, ma si scrivono sempre altre cose,
e il senso di quello che si è scritto viene fuori solo alla fine,
e non è mai quello che aveva in mente l’autore,
e spesso anzi addirittura l’autore non è in grado di comprendere quello che lui stesso ha scritto.

Allo stesso tempo la primavera e le loro ossessioni sono semplici proiezioni mentali,
dunque non esistono.
Ma non esistono solo fino a quando non si realizzano sul piano materiale, sulle tavole del palcoscenico.
L’epilogo de
La primavera non esiste l’abbiamo visto nella nostra scelta di finire il nostro atto unico con la fame.
Alla fine c’è la fame,
la nostra fame esistenziale di autori-attori di voler cercare,
di voler andare,
di voler far teatro.