La Performance 1-3 |
UNIFORMI - Studio n° 2
I
quadri 1,2,3
1 - Intro
Fuori dal teatro, il regista invita gli spettatori (otto per ogni replica), ad entrare. Li avvisa che durante la performance saranno condotti all’interno dei locali. Chiede loro di non parlare, né durante i quadri, né durante gli spostamenti, poi si inoltra per primo, sparendo e lasciando aperta la porta principale. Ora gli spettatori scorgono la guida. E’ ferma, vestita con un abito molto elegante, e porta in braccio un asse di legno di circa un metro, la cui estremità è ricoperta da un gancio in metallo: terrà questo asse in mano fino alla fine. Gli spettatori sono condotti da lei all’interno e lasciati in piedi, in fila contro il muro. La sala è buia. Sulla destra si socchiude una porta, dietro alla quale è posto un grosso riflettore di luce bianca. Mentre la porta si apre la luce aumenta, e illumina M, appeso ad un trave orizzontale. La porta si apre del tutto e improvvisamente si chiude sbattendo con un tonfo assordante. Una seconda porta, sullo stesso lato ma più avanti, si apre alla stessa maniera, illuminando sul fondo una violinista, poi si chiude violentemente. Le due porte iniziano così ad aprirsi e chiudersi sempre più rapidamente, quasi stordendo gli spettatori con quel forte rumore, mentre in sottofondo crescono cori vocali di note ascendenti, alla fine fortissimi. Dopo un minuto, la musica scende, la seconda porta rimane chiusa e la prima aperta. La guida invita gli spettatori ad entrarvi.
2 - L'Amicizia
Gli spettatori entrano nella porta di destra e proseguono per una scala che li porta ad un soppalco. Lì sopra ci sono molte attrezzature teatrali e la postazione del mixer luci. Vengono fatti accomodare su sgabelli, lungo il margine anteriore della ringhiera. La sala è vista ora da circa tre metri dall’alto. Quando tutti sono accomodati, si accende la luce di un sagomatore, che traccia un quadrato a terra, sulle assi del palco. Al centro c’è una gabbia con la base di un metro per un metro, alta cinquanta cm. Dentro alla gabbia c’è S, morto, raggomitolato, con la pistola in mano che spunta, e sangue fresco che gli esce dalla bocca.
Attacca immediatamente un violino, suonato fuori scena sotto al soppalco. Tiene delle lunghe note separate.
Si accende una luce più fioca, nell’angolo di sinistra.
Compare M, appoggiato al muro e seduto a terra.
Di tanto in tanto tira un sasso contro la gabbia, poi gli corre appresso, ed inizia un lungo movimento attorno ad essa, per cercare di risvegliare l’amico.
Un alone di luce blu appare e scompare attorno al quadrato. S cerca disperatamente di scorgere dei suoi movimenti, tenta una sorta di intubazione soffiandogli aria attraverso un tubo di silicone, lo scuote, abbraccia la gabbia.
Fino a quando grida disperato la verità.
Dovevo esserci io lì dentro.
Buio.
3 - La Stanza del tempo e delle apocalissi
La guida invita gli spettatori ad alzarsi e a ridiscendere la scala. Giunti al piano terra, nell’attrezzeria, vengono spinti nei camerini: la stanza è totalmente buia. Si chiude la porta dietro di loro. Da fuori si ode la registrazione distorta di una voce al telefono che recita, con voce ironicamente impostata, l’ultima parte della poesia, esordendo con “figli dei figli, dei figli, dei figli. Ma io non le ho contate più le generazioni che sono passate. Ho visto un affresco, che rivela Dei inquieti, uomini sragionati affannati…”. Al termine si ode un suono meccanico, all’interno si accende una potente luce
stroboscopica, piazzata a terra e puntata verso l’altro, regolata su un flash ogni 4 secondi. Solo a questo punto che gli spettatori si accorgono che la stanza è piena di corpi, sdraiati a terra e su alcuni piani. Corpi avvolti in lenzuola bianche, violacei, ghiacciati. I loro occhi sono coperti da sassi
rotondi.
Dalla stanza accanto si ode il violino suonare per qualche attimo ancora.
Verso il quadro 4
La guida apre una porta sul fondo a sinistra, guarda, e poi invita gli spettatori a seguirla. Si ritrovano nella sala principale, ma dal lato del palco. Vengono disposti in piedi lungo il muro di fondo di questo. La posizione è quindi quella opposta a quella dei primi due quadri, la stanza è rovesciata. La gabbia è ora vicina all’entrata, alla destra c’è il pianoforte, dall’altra parte posata a terra c’è una gabbia più piccola con dentro una cavia. Anche la situazione è rovesciata: ora M è dentro la gabbia e S è fuori. M è rinchiuso vivo, S è seduto su una sedia di plastica rossa al centro della sala, con le spalle rivolte agli spettatori. Sorveglia attentamente M. L’unica luce è puntata sulla gabbia. E’ un riflettore a neon bianco che rende l’ambiente freddo e artificiale.
Il pianoforte è girato in modo da nascondervi dietro il regista, e la violinista, che faranno improvvisazione in sincrono all’ultimo quadro. Davanti al pianoforte c’è una cassa con sopra diversi oggetti elettronici, tra cui un monitor sul quale è inquadrato il volto di S.
|
|
La Performance 4 |
UNIFORMI - Studio n° 2
Il
quadro 4
4 - La Restaurazione
S è seduto di schiena, M nella gabbia, la testa è inclinata.
Si guardano intensamente per un po’, S inclina la testa anche lui.
M scuote lievemente la gabbia
S si alza, poi torna a sedere
M mette fuori la mano, per tre volte, e
S - “nooo”
M - mi manca l’aria
Scuote la gabbia
S si alza e va verso di lui
S - Shhhh
M - Mi manca l'aria. Non passa aria qui dentro
S - Devi stare fermo
M Scuote la gabbia, S la ferma da sopra
M - Voglio uscire
S - cosa faresti se fossi fuori
M - Ti romperei il culo
S - No. Avresti paura. (inclinato e appoggiato su di lui)
M - Lasciami stare
S guarda l’orologio, pensa un cenno,
prende un bicchiere, si sdraia lateralmente
all'apertura e porge l’acqua col cucchiaino a M
S - Dai
M per un po’ rifuta
S - dai
S dà un colpo alla gabbia
S - dai!
M beve
Dopo il primo, M- Ancora!
Al secondo cucchiaio tossisce, S aspetta
Al quarto M cerca di afferrare il cucchiaino
S - Noooo
M - Vai via, staccati !
S da un colpo alla gabbia
M - Sei in gabbia anche tu.
Non ti allontani mai, anche solo con lo sguardo.
S - Mi dovresti ringraziare
M - grazie
S - Prego
S - Shhhhh
M si agita, poi gli si incastra la gamba nella gabbia
M - Non riesco a spostarmi più. Aiutami!
mi sono incastrato. Aiutami.....bastardo!
S rimane immobile, poi con un colpo sistema la gabbia
M - Spegni quella luce
M - ho fame
S - Hai già mangiato
M- ma io ho ancora fame
S - non mi interessa
M - si però ho anche sete
S - hai già bevuto
M - Non ho bevuto. Ho bevuto ieri. Ieri ho bevuto
S - Shhhhh
M - vieni dentro anche tu. C’è posto anche per te
Se vuoi posso farti ancora più spazio…
Guarda, c'è spazio per te qui dentro.
S calcia la gabbia, poi dopo un po’ si gira
E va verso la sedia.
Si mette a sedere verso il pubblico
M lo insulta rabbioso
S si chiude le orecchie,
con le braccia attorno alla testa, infastidito
la gabbia si muove, S si rialza e la risistema
M- Non c'è speranza. Non c'è speranza.
S- lo capisci che non serve a niente agitarti?!
M- Lo capisci che non servo io più a niente. Lo capisci! Ma cosa cazzo sei!?
S- Un sorvegliante.
M- Sei insignificante. Sei niente. Come tutti questi buchini. Niente. Niente!
S – lo sai perché sei lì dentro
Pausa
S – perché lì dentro sei al sicuro
pausa
M – basta, sparami. SPARAMI !
Ti prego. Sparami. Spaaaaraaaamiiii !
Pausa
S- No
Il pianista si accascia sui tasti, la violinista continua a suonare,mentre la guida invita gli spettatori ad uscire, avviandosi per prima. Giunta alla gabbia, vi posa sopra l’asse di legno, gli passa sopra, esattamente sopra a M rinchiuso lì dentro. Anche gli spettatori, per uscire, passano coi piedi sopra alla gabbia.
Giunti fuori, la guida indica agli spettatori un graffito su una saracinesca chiusa, su cui è scritto
ERA UN SOGNO…
Nello stesso attimo la guida rientra sbattendo la porta. |
|
La Poesia - Note - Il Cast |
La Poesia
Il tentatore lucifero monopolizzato moribondo
convertito e ridotto ad uno spaventa passeri
La sua raccapricciante mostruosa figura
e la carnefice letale fama schernite
beffeggiate derise dall’effimera essenza
Nel cielo l’aria non è festosa
palloncini stelle filanti trombette
dolciumi liquore vino musica lontani assenti
Eppure il nemico numero uno
il nequiziozo contrario è innocuo tramontato
Il funesto nirvana la sfortunata beatitudine
si inginocchiano ai piedi del letto e vegliano
Un affresco rivela Dei inquieti
uomini sragionati affannati nudi
brutali selvatiche bestie spoglie di futuro
Il colore evidenzia un'infeconda collina
ai piedi della quale donne candide
nauseanti lerce schifose troie
orgiano con innumerevoli esseri malformi
In alto il Signore avvilito piange
ed ordina agli angeli di disporsi preparandosi
all'imminente evacuazione
In lontananza dietro a lui un nuovo mondo
un nuovo sole un nuovo martire
una nuova delusione
Note di Regia
Un secondo studio, realizzato in solo cinque giorni, aveva come primo scopo quello di nascere come una diversa prospettiva al soggetto rispetto al precedente. Ne è di fatto divenuto il seguito. Un seguito che è nato sulle nostre esigenze personali, credendo nel teatro come atto comunicativo vero e diretto.
Avevamo lasciato un’imPastore che stracciava la propria uniforme scaldandosi con lo sguardo verso un’altra direzione, ed un irriducibile imPastore alienato che si rifugia nella propria gabbia per spararsi in bocca. Abbiamo allora cercato di immaginare cosa potesse succedere dopo. Abbiamo pensato che, forse, anche solo dopo un’ora, il grande cambiamento poteva già rivelarsi come una grande crisi. Messaggi e avvenimenti attesi, crolli e rivelazioni cruciali, ma tutto ciò ha sempre lasciato tanto altro aperto e non ha avvicinato le persone a ciò che credono di cercare.
E’ come la nostra confusione, dopo e in mezzo a tutti i grandi proclami, di tutti i generi, di tutti i segni, di questo schifoso nuovo millennio.
E’ qui che incidentalmente entra per noi in gioco un’altra poesia di Mone, che diviene quindi il filo conduttore di questo secondo studio.
In questa, la sconfitta di satana e la sua malattia, la sua fine, è seguita non dalla festa, ma da una triste lordura che rimane, comunque, e che impesta il mondo fino alla grande evacuazione di tutti, anche del nostro Signore, anche lui umanamente vivo nel bisogno di sperare ancora e di nuovo nel prossimo mondo, nel desiderio che le cose cambino davvero, prima o poi.
Gli echi bellici e ossessivi del primo quadro cedono il passo al secondo quadro, l’addio ad un amico. Il suo rimorso lascia aperta un’ipotesi. Che si concretizza.
Infatti nel terzo quadro, la stanza del tempo e delle apocalissi, i corpi ibernati attraversano molte generazioni per giungere ad un futuro in cui la ribellione è sedata, la restaurazione ha praticamente cancellato i fatti, oramai ridotti a leggende non consentite. Sono gli stessi discendenti che concretizzano l’ipotesi di un diverso destino, pur se segretamente entrambi sanno del passato. Ma ora il passato è soltanto una diversa ipotesi.
Zack Pirani
Il Cast
UNI FORMI - Studio n. 2— 14 July 000
una performance di
Zack Pirani
da una poesia di
Simone Carpeggiani
con
Marco Lazzeri
Stefano Pederzini
la guida,
Serena Pecoraro
nella stanza del tempo
e delle apocalissi
Nadia Bertolotti,
Cristina Ghedini,
Diego Paganelli
Laura Pazzaglia,
Maura Zanella
il sorvegliante,
GiamPaolo Gallerani
la voce al telefono,
Marcello Balestra
assistente di scena,
Diego Paganelli
luci Zack Pirani,
Marco Lazzeri
improvvisazioni al piano,
Zack Pirani
UNIFORMI - studio n. 2 VIDEO
riprese e montaggio Daniela Costanza
girato a Bologna : 15 Luglio 2000
videosigle : Zack Pirani
montaggio eseguito presso La.Ser.
Bologna
si ringraziano l'associazione culturale Nuvole,
Lucio Ardito,
Matteo Cutugno,
Leonardo Furlan,
Michele Ramponi |
|